nov
13
2006
0

DOVE SI SCOVA

IL MIO LIBRO A MILANO?

Dato che i librai sono strani

(alcuni vendono tutti i libri ordinati e poi si "dimenticano" di ordinarne altri)

segnalo che a Milano

chi

proprio

non "resiste"

può trovare agevolmente

il mio libro

nella bella libreria "Luoghi e Libri"

in via Macedonio Melloni 32 

(zona Porta Venezia – Viale Piave) ,

tel. 02-7388370

Link: http://www.luoghielibri.it/

nov
09
2006
2

Libri: Rotta…a sud est

Il giornalista Marco Brando

i vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

di Luca Preziusi

Il giornalista Marco Brando

Foggia – Questa volta il viaggio di un giornalista settentrionale in Puglia non è servito a disegnare il quadro di una manigolda repubblica dei pomodori, bensì a tracciare le curve di un territorio ricco di potenziale dal quale poter mungere sviluppo, ma da dove risulta sempre più macchinoso scoprire le reali matrici di una tangibile arretratezza. Questo uno degli snodi primari del libro di Marco Brando edito dalla Palomar, prospettato oggi, durante una bizzarra e prolungata conferenza di presentazione nella biblioteca provinciale, in cui si sono succeduti interventi e dibattiti inattesi, curiosi ma interessanti, con il pubblico presente. Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, genovese di nascita, milanese e poi pugliese d’adozione, ha trascorso le ultime due stagioni estive attraversando la regione incontrando luoghi e personaggi di una Puglia sconosciuta ai più, prendendo appunti, stilando articoli ed evitando volontariamente i grandi centri. “Sud Est”, il titolo del libro che riprende la nota linea ferroviaria collante del capoluogo barese e il tacco salentino, nasce da un’inchiesta giornalistica diretta dal Corriere del Mezzogiorno, con l’aspirazione di raccontare luoghi più o meno turistici, i personaggi coloriti incrociati, i fenomeni di costume, e poi riassumere pregi e difetti di una Puglia d’estate senza trasformarsi in una guida turistica, come tiene a sottolineare il professor Licinio, docente universitario di Storia medioevale e moderatore della serata. La prima estate ha portato Brando negli oltre 800 chilometri di costa, dove ha riscontrato oltre che l’offerta turistica posseduta dalla Puglia viaggiando tra Gargano e Salento, la grande storia che circonda queste terre; l’anno successivo ha valicato da sud a nord la regione senza mai sentire il profumo del mare e districandosi tra le interiora della zona. Arricchito dalla prefazione del sociologo Franco Cassano, il viaggio intenso del giornalista è riferito nelle pagine de libro con energica profondità, con ricorrenti richiami storici, ma anche con forte carica ironica esaurita in due “fuori rotta”, dove Brando racconta di una notte passata su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta e un viaggio sulle ferrovie sud-est in cui dipinge scenari puri e incantevoli. – Mi sono divertito moltissimo durante questo viaggio, ho incontrato persone splendide e d’altri tempi che non potevo esentarmi dal descrivere nelle pagine del libro – dichiara Marco Brando, che poi prosegue – vivo in Puglia da sei anni, e ormai ne sono innamorato perché ha un fascino complesso, ed è per questo che ho deciso di chiudere il libro con un…“Arrivederci Puglia. Abbi cura di te”-.



http://www.ilgrecale.it/attualita/articolo.php?id=13137

Ps : fotina un po’ horror, lo ammetto… :-)



nov
02
2006
0

Marco Brando alla Biblioteca provinciale di Foggia

( da Reportonline: http://www.reportonline.it/article653.html )

Si terrà mercoledì 8 novembre alle 18.00 nella Sala Narrativa della Biblioteca Provinciale di Foggia, l’incontro con il giornalista Marco Brando che presenterà il libro "Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia" ( Palomar).

All’evento interverranno Carmine Stallone, Presidente della Provincia di Foggia e Raffaele Licinio, professore di Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Bari.

Marco Brando, genovese di nascita, ha conosciuto la Puglia per motivi di lavoro. Giornalista, ha cominciato a scrivere per "L’Unità"; si è dedicato soprattutto alla cronaca giudiziaria e all’inchiesta "Mani pulite".  Dopo un’esperienza come autore del programma "Film DossierLinea d’Ombra" e dopo aver lavorato per "Tv Sorrisi e Canzoni" dal novembre 2000 lavora nella redazione di Bari del Corriere del Mezzogiorno, dove risponde anche ai lettori nella pagina "Lettere – La voce del cittadino".

Il libro "Sud Est" nasce da un’inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, dorso di cronaca pugliese distribuito col Corriere della Sera, nel corso delle estati 2004 e 2005.
Lo scopo è quello di descrivere e raccontare – con spirito critico e una buona dose di ironia – luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.

Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo dentro la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due "fuori rotta": una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.

nov
01
2006
0

Corriere del Mezzogiorno – BARI – sezione: 1CULTURA – data: 2006-11-01 num: – pag: 12

In treno direzione Alberobello, venti impiegati con Marco Brando autore di « Sud Est. Vagabondaggi di un settentrionale in Puglia »

I dipendenti della Svimservice imparano viaggiando

 

 

 

 

In viaggio per parlare della Puglia, di se stessi, di un libro scritto in treno, dei viaggi nella storia. E’ l’originale scaletta che un’azienda di servizi informatici di Bari, la Svimservice, ha messo su per un percorso di formazione dedicato ai suoi dipendenti, prendendo spunto da quel libro e dalle riflessioni dell’autore, a confronto con i “ saperi” di uno storico e con i ricordi dei lettori. Così ieri mattina ne ha messi una ventina su un treno delle Ferrovie del Sud Est portandoli fino ad Alberobello, insieme all’autore del libro «Sud Est. Vagabondaggi di un settentrionale in Puglia» , Marco Brando, e ad un esperto di Storia medievale, il professor Raffaele Licinio dell’Università di Bari.
La presentazione non poteva che chiamarsi «A proposito di Sud Est» e si è svolta ieri, il tempo del viaggio di andata e di quello di ritorno ( circa tre ore in tutto) da Bari ad Alberobello e viceversa. L’idea dell’amministratore delegato e direttore generale di Svimservice, Giancarlo Di Paola, era quella di creare per i suoi dipendenti un momento di riflessione sul tema del «viaggio» , nella vita e nel lavoro. «Perché dice non c’è niente di meglio che mettersi in viaggio per davvero, per capire lo spirito dello scrittore, che lo ha vissuto come tour di scoperta; o per abbandonarsi alle suggestioni che nel racconto dello storico accompagnano da secoli viaggi e migrazioni» . Il percorso formativo sicuramente fuori dall’ordinario per le aziende pugliesi non è lo per un imprenditore « illuminato » come Di Paola, che nella sua azienda qualche tempo fa ha portato per i suoi dipendenti il teatro formazione ( con finalità ricreativa e catartica) ricalcando metodi inventati, qualche decennio prima, da Andriano Olivetti, il pioniere dell’elettronica. E organizza periodica mente viaggi d’istruzione ( ma soprattutto di svago) anche in località da sogno. Metodi ormai diffusi nelle aziende del Nord Italia e di mezza Europa per aumentare la produttività dei propri dipendenti, ma assolutamente rari da queste parti.
Quanto al tema scelto per il nuovo percorso formativo, ovvero il viaggio, la relazione con il lavoro degli informatici è semplice per il professor Licinio. «Il viaggio ha spiegato ieri è un sistema binario, poiché si svolge nel tempo e nello spazio, così come è tipo binario il sistema utilizzato dai computer. Non è possibile pensare di fare un viaggio limitandosi a pensare ai luoghi, senza pensare alla storia che è passata da quei luoghi» . Il viaggio è stato l’occasione per discutere anche della Puglia, quella che emerge dal libro di Brando in bilico tra ipotesi di sviluppo e arretratezza anche quando si parla di turismo. In bilico anche tra aziende che puntano al benessere dei dipendenti e quelle, assai più numerose, che non riescono a garantire loro nemmeno un lavoro stabile.

Carmen Carbonara

ott
23
2006
1

Corriere del Mezzogiorno – BARI – sezione: 1CULTURA – data: 2006-10-29 num: – pag: 17

A proposito di Sud Est In treno con Brando

 
Martedì 31 ottobre sui treni delle Ferrovie del Sud Est, sulla tratta Bari- Alberobello-Bari, si presenta il libro di Marco Brando "Sud Est. Vagabondaggi di un settentrionale in Puglia" ( Palomar editore). E’ un « percorso di formazione » organizzato dalla Svimservice a cui parteciperanno in veste di protagonisti, oltre all’autore, lo storico Raffaele Licinio e l’amministratore delegato dell’azienda, Giancarlo Di Paola. Martedì una trentina di dipendenti della Svimservice salirà su un vagone riservato, agganciato a un treno delle Ferrovie Sud Est in partenza da Bari, per compiere insieme ai « relatori » il viaggio fino ad Alberobello e ritorno: nell’idea di Di Paola, l’originale iniziativa intitolata « A proposito di… Sud Est » vuol essere una riflessione collettiva sul tema del « viaggio » nella vita e nel lavoro, occasione di rafforzamento dell’identità collettiva dell’azienda.

ott
16
2006
0

Sul CorriereEconomia del Corriere della Sera , pag 9, 16 ottobre 2006


Un libro, un caso

a cura di Marco Ferrante

La tradizione va conservata.

Così poi la si vende meglio

Il viaggio in Puglia del non pugliese Marco Brando. Dove si dimostra che la globalizzazione è buona e i fiori ai balconi le piacciono 

 

È un diario di viaggio, scritto da un non pugliese trapiantato in Puglia, Marco Brando. Il lontano modello - scrive Marco Brando dovrebbe essere quello di «Tutti al mare» un’inchiesta di Michele Serra del 1985, in automobile da Ventimiglia a Trieste. 

Dieci tappe

Un percorso in dieci tappe, da Marina di Ginosa, in provincia di Taranto, a Marina di Chieuti, Foggia, a cui se aggiunge un secondo anche più affascinante per chi conosce la Puglia: dodici tappe di un viaggio interno da Gagliano del Capo, Salento estremo fino alla Foresta Umbra. Il viaggio di Marco Brando propone tre suggestioni distinte. La prima, quella letterale, programmatica, è quella della scoperta. Brando è un bravo scopritore: basta la scelta laterale di Giovinazzo, Cisternino e Manduria con il suo minuscolo ghetto ebraico per candidare questo libricino alla funzione di guida per viaggiatori intelligenti. La seconda suggestione è quella che suggerisce Franco Cassano nella prefazione: la Puglia, regione sospesa tra natura e sviluppo, tra arcaismi – qualcuno ce n’è ancora – e modernità. La Puglia è stata oggetto di una sperimentazione complessa. L’insediamento siderurgico a Taranto, il più grande d’Europa, la centrale Enel di Brindisi, gli insediamenti Eni nella Capitanata, furono strutture calate in un’economia allora agricola e in una formidabile natura: ne nacque la classica dialettica tra vecchio e nuovo, una transizione fatta di metalmezzadria, l’alterazione del vecchio ordine economico e sociale, la crescita disordinata delle città e dei paesi i cui centri storici furono circondati da una edilizia molto aggressiva e del tutto separata dall’antico moderato gusto artigiano e contadino. Ne nacque un nuovo ordine: benessere diffuso, microborghesia, poca campagna, i figli dei mezzadri scelsero l’Italsider. Questo nuovo mondo è durato per trent’anni. Oggi c’è un’altra transizione in atto – e qui veniamo alla terza suggestione di cui Brando fornisce precise coordinate. Le tracce del vecchio ordine, quello che resta della natura incontaminata e quello che si recupera dell’architettura della società agraria (masserie, centri storici), dopo essere state messe a repentaglio dallo sviluppo disordinato, vengono riscoperte e messe al servizio del modello turistico. La prospettiva di questa ulteriore trasformazione economica - che non vale solo per la Puglia, ma per tutto il Sud e per altre zone del Paese – pone due questioni. Lo sfruttamento massiccio del turismo è davvero una prospettiva? E che cosa costerà?

 

Incongruenze

Il libro è il resoconto di molte incongruenze e di ritardi imprenditoriali: l’ausiliario del traffico di Margherita di Savoia che chiede un euro di patteggiamento, il gestore del fonte pliniano di Manduria che tiene chiuso l’accesso alla grotta, la generale distrazione per le infrastrutture esistenti a partire dalle Ferrovie del SudEst. La seconda domanda è quella relativa ai costi della prospettiva turistica. C’è nell’economia turistica il principale paradosso della globalizzazione: porta ricchezza, determina perdita d’identità. La Puglia la sta perdendo. I gerani ai balconi nei centri storici, il prato inglese nelle masserie, le riviste di arredamento pubblicano servizi che descrivono trulli rimessi in ordine e arredati con mobili balinesi. Brando racconta, per esempio, di Otranto: prima che fosse risanata c’era un’aria che oggi non c’è più. Era contemporaneamente l’aria d’oriente e quella dei martiri del colle della Minerva, 1480, assedio di Otranto. La difficoltà di un’economia turistica moderna sta in questo: conservare il massimo possibile della vecchia aria e metterla in commercio.


Sud est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

di Marco Brando 

Prezzo: € 14,00 

176 p., brossura

Anno 06 

Editore : Palomar di Alternative

Collana : Altre storie

Link: http://sudest.splinder.com/post/8761720

 

set
13
2006
2

 link del libro : http://sudest.splinder.com/post/8761720

Corriere del Mezzogiorno – BARI – sezione: OPINIONI – data: 2006-09-13 num: – pag: 19

Quell’Italia « diversa » tra Nord e Sud

ma pure tra paesi e metropoli

 

Ho letto durante le ferie il suo libro « Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia » , edito da Palomar e tratto dagli articoli che lei ha scritto durante le scorse estati per il Corriere del Mezzogiorno. Io sono un pugliese, o meglio un leccese, che lavora e vive da quasi vent’anni nel Nord Italia, in Piemonte; devo dire che leggendo il libro ho scoperto tante storie della mia regione d’origine che non conoscevo. C’è da dire che segnala gli aspetti positivi ma anche quelli negativi della Puglia, invitandola ad « avere cura » di se stessa. È giusto non nascondere quello che non va. Mica si può parlare solo di « ridenti paesi » per far contente le Pro Loco. A questo proposito tuttavia vorrei sottolineare che lo stesso si potrebbe affermare di altre regioni, incluso il Piemonte, malgrado si tratti di una zona più ricca della Puglia; e non da oggi. Insomma, penso che si tratti di un fenomeno italiano, non solo pugliese o meridionale. D’altra parte, più tempo passa più certi problemi mi sembrano comuni al Nord come al Centro e come al Sud. Non c’è più quella netta divisione tra Italia settentrionale e meridionale che è stata immortalata da tanti articoli, film e luoghi comuni. Cosa ne pensa, visto che lei è uno dei pochi settenrionali « emigrati » a Sud?

Antonio Pellegrino

Torino

 


 

IL PUNTO

 

di Marco Brando

Gentile signore,

situazione economica a parte, penso che le differenze tra le varie « Italie » siano sempre meno forti su fronte della mentalità, soprattutto tra le giovani generazioni. Già nel 2001 lo storico Giovanni Sabbatucci, in un’intervista per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche ( Rai), disse che « gr azie alle comunicazioni di massa, alla televisione, grazie alla … civiltà dei consumi, abbiamo assistito a un processo, se non proprio di omologazione, quanto meno di riavvicinamento. Oggi gli italiani del Sud e del Nord intanto si capiscono, cosa che cent’anni fa per lo più non avveniva: guardano gli stessi spettacoli alla televisione, guardano gli stessi film, sentono la stessa musica, si incontrano, si scambiano esperienze molto più di quanto non avvenisse in passato ». Dunque, per quel che riguarda la mentalità, io ( dovendo esprimere un ben più modesto giudizio sulla base della mia relativa cono scenza della realtà sociale italiana a Nord come a Sud) ritengo che man mano avrà sempre meno importanza il vecchio parametro della latitudine Nord/ Centro/ Sud e delle vicende storiche pre unitarie. Penso piuttosto che, proprio grazie all’omologazione cui accennava Sabbatucci, il confine virtuale tra mentalità destinato ad accentuarsi, sia quello che divide chi abita in grandi aree metropolitane e chi ( in Italia la maggioranza) vive nei piccoli o piccolissimi centri. Nel senso che oggi un ragazzo di Bari e uno di Milano, a parità di livello culturale, hanno molto più in comune tra loro piuttosto che con i coetanei rdicati alla stessa latitudine ma in piccoli centri ( ad esempio, tra le Alpi, a Edolo, in Lombardia; o, sulla Murgia, a Spinazzola). Semmai andrebbero sfatati due miti, l’uno settentrionale, l’altro meridionale. A Nord spesso s’immagina ancora che esista il Sud rurale di trenta o quarantanni fa, ma com’è noto non c’è quasi più. A Sud si pensa che tutti i settentrionali siano « milanesi » ; invece Milano è una realtà unica, un miscuglio di cittadini con radici variegatissime ( non solo italiane). Così oggi un lombardo e un pugliese « di campagna » potrebbero scoprire, per quel che riguarda la mentalità, di essere tra loro molto più simili di quanto lo siano con un lombardo o un pugliese delle grandi città. Alla faccia dei pregiudizi di certi leghisti o anche di certi meridionali.

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ago
24
2006
0

Recensione pubblicata sul Quotidiano di Lecce il 12/8/2006

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Luoghi, personaggi, fenomeni, radici di una regione in “Sud Est”, il recente volume del giornalista Marco Brando edito da Palomar

(link scheda: http://sudest.splinder.com/post/8761720 )

 


Viaggio nella Puglia autentica

di Lino De Matteis

Un libro che si legge volentieri sotto l’ombrellone, ma anche davanti al camino, un compagno di viaggio ideale per conoscere la Puglia, vista da un “forestiero-stanziale”, come si autodefinisce l’autore, il giornalista genovese Marco Brando, da cinque anni professionalmente impegnato in questa regione. Cosa sia “Sud Est”, il suo recente lavoro edito dalla casa editrice barese Palomar, lo spiega benissimo il sottotitolo: “Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”. Ma è anche un libro scritto sul filo sottiledi un’emozione intima e familiare, un desiderio di scoperta delle origini, come si coglie nella dedica: “A mio padre Pietro, classe 1921, nato in Liguria da genitori meridionali: aveva 75 anni quando vide il Sud per la prima volta”.

Giornalista curioso, dotato di spirito critico e di una buona dose di verve ironica, Brando va alla ricerca di una “Puglia vera”, un po’ discosta dai tradizionali e consueti circuiti, fin troppo battuti da depliant pubblicitari e campagne promozionali. Descrive luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia e dei pugliesi. Sceglie di non passare dalle grandi città, ma di puntare sulla “Puglia minore”, quella meno conosciuta e forse più autentica. Due gli itinerari di questo suo tour cognitivo: uno lungo gli 800 chilometri di costa, l’altro “dentro” la Puglia, attraversata a  zig-zag dal Capo di Leuca fino al Gargano senza mai toccare il mare, vivendo la campagna, le masserie, i piccoli centri abitati. Ma non mancano un paio di “fuori rotta”: una intera nottata di luna e di mare passata su un peschereccio, in compagnia dei pescatori di Molfetta, e un viaggio sui percorsi tradizionali e incantevoli delle mitiche “Ferrovie Sud-Est”, i cui binari si snodano tra campi d’ulivo, “tratturi” e muretti a secco.

 

La scrittura è piacevole, da cronista-letterato. «Se non fossi certo d’essere in Puglia, sulla punta estrema del Salento, potrei anche sospettare d’essere nell’antica Gallia: quella fumettistica in cui “vissero” Asterix e Obelix, i guerrieri creati nel 1959 da Goscinny e Uderzo. Perchè anche qui, sebbene pochi ci facciano caso, ci sono molti antichi menhir…»; oppure: «Tra reti stese ad asciugare e le ultime bancarelle dei pescatori davanti alle barche, un’apparizione: una signora con un ombrellino giallo, inseguita da un plotone di giapponesi, diretti a ranghi serrati verso la cattedrale. Un avvistamento raro, da fanatici del tourist watching…». Colpi di pennello, una narrazione in punta di penna attraverso cui Brando imprime scene e descrive situazioni che danno il senso di questa Puglia sempre in bilico tra passato e presente. Una scrittura che ti prende per mano e ti accompagna tra i vicoli della storia, antica e recente, di questa regione. Con grande acume, Brando riesce a cogliere i segni visibili delle due “anime” della Puglia: da una parte la “California del Sud”, la “Silicon Valley del Mediterraneo”, dall’altra la Puglia senza infrastrutture, la Puglia degli abusi edilizi, di Punta Perotti, della Sacra corona unita, dell’ecomafia, delle lentezze burocratiche, dei bizantinismi, degli individualismi che tarpano le ali alle migliori buone intenzioni.

“Sud Est” nasce da un’inchiesta giornalistica condotta, nel corso delle estati 2004 e 2005, sulle pagine del “Corriere del Mezzogiorno”, il dorso di cronaca pugliese distribuito con il “Corriere della Sera”. Ospite rispettoso di una regione della quale è capace di vedere le straordinarie bellezze, senza per questo chiudere gli occhi sulle sue brutture e non rare contraddizioni. Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te». E a Brando non possiamo che augurare di farci un altro regalo come questo.

ago
17
2006
0

Su Barisera del 7 agosto 2006

La Puglia tra occasioni sprecate e possibilita’

(Enr.P.)

Marco Brando
SUD EST – Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia
Palomar

SUD EST e’ un lungo viaggio attraverso la Puglia. Lungo le coste, da Marina di Ginosa a Campomarino, e, ancora piu’ giu’, fino a Santa Maria di Leuca, per poi risalire l’Adriatico, su, per Torre Guaceto, verso Monopoli, Giovinazzo, Manfredonia, Vieste. E nei luoghi distanti dal mare, alla scoperta della Grecia salentina, della via del tabacco, dei binari delle Ferrovie del Sud-est.
Marco Brando ha tenuto per due anni una rubrica estiva sul Corriere del Mezzogiorno, il dorso di cronaca locale del Corriere della Sera, viaggiando per i piccoli centri pugliesi e privilegiando le storie che si raccontano troppo di rado, quelle che parlano di abusivismo edilizio e di oasi naturali che nessuno frequenta. SUD EST raccoglie gli articoli di Brando del 2004 e del 2005, e descrive una Puglia vista da occhi piu’ attenti di quelli abituati da generazioni allo spettacolo del mare (a volte) cristallino e dei campi di grano gialli. Leggendo il libro di Marco Brando si puo’ scoprire che, vicino Lesina, esiste un intera citta’ abusiva: "sulle carte geografiche non e’ segnata; per vederla nel suo groviglio senza senso di strade e cemento bisogna andarci di persona o sorvolarla con un aereo". Tutto intorno campi sterminati di pomodori. E, in estate, "Lesina, affacciata come una piccola Grado sulla sua laguna, sembra una piccola Harlem: ci sono decine di ragazzi neri e gruppi piu’ piccoli di arabi e di slavi". "Lo spettacolo di una masseria diroccata", prosegue Brando, "alle porte del paese, in cui sono ammassati molti africani, tra panni logori stesi e barattoli usati come pentole, fa pensare a quanto moralmente lontani, seppur geograficamente vicini, siano altri "accampamenti" di lusso destinati ai turisti del Gargano". Certo non mancano le buone notizie: esistono citta’ meravigliose sconosciute ai piu’. Cisternino, ad esempio, che "mantiene e conserva la sua antica genuinita’ mediterranea: piccolo al punto giusto; bianco brillante sullo sfondo del cielo azzurro, tanto da far socchiudere gli occhi, quando il sole e’ alto; splendente nella notte. Con quel fascino da piccola casbah, sopravvissuta lassu’ dai tempi delle invasioni saracene". Sono tanti i tesori nascosti in Puglia, ma c’� anche tanto da fare, per salvaguardare un patrimonio cosi’ ricco di storia e natura, e per superare il provincialismo e mettere insieme i tanti interessi locali. E’ necessario "fare sistema", offrire insieme le spiaggie e le chiese rupestri, le ciliegie "ferrovia" e i panorami desolati e affascinanti delle Murge. Sviluppare, una volta per tutte, l’immenso potenziale turistico.

 

Written by Marco Brando in: Senza Categoria |
lug
31
2006
1

L’INTERVISTA USCITA SULLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 31/07/2006

Puglia, ti rivedo

con gli occhi di uno straniero

( scheda, appuntamenti e recensioni: clicca qui )

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Quando è un altro a raccontare la tua terra, ti accorgi che è diversa da come la vedi. Così come siamo diversi dall’immagine che di noi rimanda uno specchio. E la prima reazione è di sorpresa, di incredulità. La seconda, di ringraziamento per il giornalista che, sulla scia dei grandi viaggiatori che varcarono «le Puglie», ti aiuta a guardare con distacco la «tua» regione, fondendo nel suo itinerario la curiosità professionale e l’humus di una genìa materna-paterna in cui si mescolò sangue del Lombardo-Veneto con quello della Liguria, dell’Emilia-Romagna e della Campania. Da queste radici multiregionali la rotta a Sud Est di Marco Brando, inchiesta diventata libro per Palomar, trae l’apertura di uno sguardo ora di critica ora di consenso, comunque partecipe.

Franco Cassano sostiene che, se rinunzieranno a osare, i pugliesi resteranno «eterni incompiuti», oscillanti «tra grandi racconti ed epiloghi di terz’ordine»? È questa l’idea che anche lei si è fatto della Puglia?

«È l’idea che mi sono fatto del Paese. E la Puglia ne fa parte a pieno titolo, nel bene e nel male. Certo, nel Sud il rischio che l’oscillazione possa coincidere anche con la stasi esiste di più, per il ruolo cucito sul Sud dalle politiche nazionali, e per i problemi che il Sud davvero ha in più rispetto ad altre zone dell’Italia. Sul Mezzogiorno – lo dico da nipote di nonni paterni napoletani – pesa il ritardo di una classe dirigente che spesso ha mostrato, ancor meno che altrove, salvo eccezioni, l’elasticità necessaria per abbandonare l’oscillazione di cui parla Cassano. È però doveroso sottolineare che la Puglia, nel Sud, è all’avanguardia».

Alla sua conoscenza della Puglia che cosa hanno aggiunto i suoi viaggi?

«Le zone costiere "vendibili", dal punto di vista delle infrastrutture, a turisti settentrionali o stranieri, sono assai limitate rispetto ai 900 chilometri di litorale: un piccolo tratto nella zona di Castellaneta Marina, poi da Porto Cesareo a Torre dell’Orso (in sostanza da Gallipoli e Otranto), un piccolo tratto intorno a Monopoli, il Gargano da Mattinata a Rodi. Per il resto, a parte le zone industriali, ci sono località turistiche su misura per pugliesi o lucani (locali o di ritorno come emigrati): ma il livello qualitativo dell’ambiente e delle infrastrutture non può sedurre chi non ha radici da queste parti».

E per la Puglia interna?

«Forse per me è più affascinate di quella costiera, per le ricchezze paesaggistiche e artistiche, e per le storie che l’interno cela. Ricchezze di cui gli stessi pugliesi sono poco consapevoli. D’altra parte le sole aree interne frequentate dal turismo non stanziale sono Valle d’Itria e Castel del Monte».

Sono così diversi i pugliesi di terra da quelli di mare o, come in alcuni piatti, ritroviamo la tenacia delle radici della terra e l’audacia dello spirare di un vento?

«Io ho nonni liguri, veneti e campani. Ma mi sento intimamente legato alla Liguria. Ebbene, dei "genovesi", come erano chiamati i liguri ai tempi della Repubblica marinara, si racconta che sono montanari costretti a fare i marinai. Da questo punto di vista, i pugliesi mi sembrano simili. D’altra parte Tommaso Fiore, scrittore e politico azionista pugliese, già oltre 80 anni fa non faceva distinzioni tra pugliesi di mare e di terra e parlava di quello pugliese come di un "popolo di formiche", capace di imprese straordinarie, tali da far tremare un "popolo di giganti". La lettura dei libri di Fiore mi ha aiutato a osservare la Puglia di oggi».

 La voluta esclusione dei capoluoghi non riduce l’esemplarità dei percorsi? La Puglia rimane, come dice lo storico Giuseppe Poli, regione di "città contadine".

«Raccontare le grandi città avrebbe richiesto grande spazio. La scelta è stata dettata, durante l’inchiesta, anche dall’esigenza di non dilatare il racconto. Però c’è un’altra ragione: le città pugliesi sono simili, come stile di vita, alle altre analoghe grandi città italiane. A me interessano la Puglia e l’Italia dei piccoli centri e delle campagne: i tre quarti degli italiani vivono in cittadine o in paesini di poche migliaia di abitanti. L’essenza dell’italianità, e della pugliesità, si può scorgere di più vagabondando fuori dalle metropoli».

Se potessimo generalizzare, che cosa non sopporta di questa regione?

«Beh, questa è un provocazione? Diciamo che al familismo pugliese, e meridionale, sono un po’ allergico. Però ho un alibi: pare che i liguri siano insopportabili e scorbutici». 

E la qualità eccelsa dei pugliesi?

«Non lo dico per piaggeria, giuro: il senso dell’ospitalità».

Al di là di pregi e difetti, il tratto che le piace di più?

«Posso sbilanciarmi: le donne pugliesi, che sono molto belle. E il romanico delle vostre chiese».

 Il primo dei suoi viaggi si conclude con un "Puglia abbi cura di te". Come se questa terra fosse l’eterna, distratta amante dei forestieri che appare a molti?

«E un augurio che non negherei alle altre regioni italiane, né al Paese. Né alla nostra Europa. Noi dovremmo prima di tutto sentirci consapevoli d’essere europei, poi italiani, poi pugliesi o liguri. È il modo migliore per cercare di evitare che Italia, ed Europa, restino la "nave sanza nocchiere in gran tempesta" di dantesca memoria. Dobbiamo essere meno autolesionisti; e volerci più bene».

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