gen
03
2008
0

Piccolo tour pugliese

(pubblicato sulla rivista "Gli Apoti. Quelli che non la bevono"

- link: http://www.gliapoti.it/LaRivista/Pdf/Gli%20Apoti6.pdf )

 

Chi l’ha detto che le cronache di viaggio debbano restare esclusivamente legate al ricordo del Gran Tour che nell’800 letterati e nobili stranieri si accingevano ad intraprendere? Quei diari di viaggio, che oscillavano tra la descrizione narrativa e le divagazioni filosofiche, sono stati assai amati fino alla prima metà del secolo scorso. Poi, il giornalismo, con grandissimi cronisti, ne ha raccolto la funzione e le finalità, svecchiando un modo di raccontare il Paese che sembrava ormai dimenticato. Ebbene, da una decina d’anni questo genere sembra nuovamente caduto in disgrazia, sia per l’onnivora presenza televisiva che ha degradato ogni narrazione, sia per l’esistenza di una certa narrativa che, attraverso (discutibili) reportage e real story, ha recuperato la sua antica consuetudine di raccontare il territorio. Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, ha scritto un agile libretto, che già dal titolo,

Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia, rievoca la forte – ed atavica – commistione tra giornalismo d’inchiesta e racconto d’evasione. Composto di una trentina di percorsi e di due “fuori rotta”, il libro di Brando assolve con facilità ad una duplice funzione: quella di denuncia, dettata dalla sconforto e dall’avvilimento per l’incuria e l’insensibilità di alcuni scellerati progetti di industrializzazione; e quella della fascinazione, che una terra come quella di Puglia è capace di emanare proprio nei suoi anfratti dimenticati (e quindi sottratti al degrado ambientale, ma anche alla valorizzazione turistica e culturale che dovrebbe invece esserne fatta). Da “settentrionale trapiantato nel Sud”, Brando riesce ad evidenziare bene questa contraddizione entro cui il sud-est – come tutto il Meridione, del resto – rischia di restare fulminato, ma ne comprende anche le straordinarie possibilità di riscatto mai attuate, che la condannano in un odioso limbo nel quale sembra ormai essersi rassegnato.

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gen
03
2008
0

“PUGLIA: SUD EST”

[Un articolo-intervento che recensisce “SUD EST - Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”, il libro di Marco Brando edito da Palomar (Ba, 2006), prefaz. di F. Cassano. www. edizioni-palomar.it]

Pubblicato qui: http://www.murmurofart.com/Testo.asp?Progr=1635

La Puglia diventata nota nel mondo! Con proclamata vocazione al turismo internazionale. La Puglia dai “tanti nomi”: Gargano, Salento, Valle d’Itria, Grecía, Murge, riportata da un settentrionale che vi è arrivato per ragioni di lavoro. Caso “strano”: un emigrato “al contrario”, dunque! Marco Brando, giornalista di Genova Sampierdarena che dal 2000 lavora a Bari presso la redazione de “Il Corriere del Mezzogiorno”, dorso di cronaca pugliese del “Corriere della Sera”, ci fa viaggiare per tutta la Puglia, soprattutto quella minore però (paesini e luoghi meno battuti), con l’occhio di chi viene da fuori ma che ha fatto sua la regione, e la ama. Ne risulta un giro turistico molto interessante, e la prosa giornalistica ci aiuta a gustare i particolari e le relazioni con la gente, perché il testo non è una guida turistica ma il resoconto di un viaggiatore che condisce il suo discorso con aneddoti interessanti, storia e storie.
Ci porta a spasso per i lidi pugliesi piú o meno conosciuti con ironia e sagacia, consapevole del fascino di questa regione cosí bella e complessa. Ecco qualche titolo dall’indice, per capire: “Ginosa-Campomarino, dal lusso al panino in spiaggia”, “Lo strano lido all’ombra della ciminiera, Torre Guaceto-Monopoli”, “Isole Tremiti, storie di turisti e deportati”, “Gagliano del Campo-Grecía, lungo l’antica via del tabacco”, “Manduria-Cisternino, il mistero dei Messapi rapiti”, “In treno sulle Sud-est, la Puglia magica di pietre e binari”. E con un filo d’Arianna che si dipana con rotte prestabilite, ci accompagna lungo la costa e all’interno del territorio regionale, con un discorso che ci fa comprendere che la magnifica Puglia ha ricchezze e possibilità immense, che sfrutta sí, ma a volte non come dovrebbe, o potrebbe; il vizio di piangersi addosso anche quando magari non ce n’è ragione, quello di guardare troppo fuori, il bisogno di riconoscersi.
Il turismo è presente, non c’è che dire…: “Può capitare di raggiungere un paese come Conversano – sulle murge baresi – stando in coda dietro un plotone di ciclisti. Anzi, di cicloturisti tedeschi […].” “In alta stagione solo a Vieste i residenti passano da quindici a oltre centomila. E i turisti “estivi” sono, lungo la costa garganica, piú di due milioni (!). Oltre il doppio, secondo alcune stime che riguardano anche l’ospitalità sommersa”. “In agosto c’è cosí tanta gente che quasi bisogna fare i turni per imboccare i vicoli piú stretti”. E questo solo sul Gargano, se poi aggiungiamo tutto il resto, dove possiamo trovare situazioni similari… ed eventi internazionali che catalizzano l’attenzione non ci si potrebbe tanto lamentare. Splendide oasi naturalistiche fra le piú conservate e selvagge del Mediterraneo, ricchezze e bellezze insospettate e sconosciute, angoli di paradiso e lidi “da far rimpiangere i soldi spesi per trasvolate ai Caraibi in cerca di spiagge quasi uguali ma piú affollate”! Luoghi che a volte neanche gli stessi pugliesi conoscono. E sterminate campagne. E centri storici fiabeschi. Castelli. Masserie. Trulli. Possiamo dire che un po’ in tutta la regione si notano città e paesi pienissimi, vitalissimi; ma ecco che si scopre magari, fra le contraddizioni, che “il problema” è riuscire a stanare i turisti anche in bassa stagione. O che si ha a volte poca dimestichezza con le esigenze dei turisti a largo raggio: esercizi a volte chiusi, e l’aeroporto civile piú vicino (ora parlando del Gargano), quello di Bari, che dista quasi duecento chilometri e senza collegamenti. Qui occorrerebbe l’intervento di Stato e Regione… E le tariffe aeree rimangono comunque molto costose per chi vuole arrivare in Puglia, in particolar modo quando non esiste un diretto per Bari o Brindisi: in quel caso bisogna per esempio fare scalo a Roma con raddoppio delle spese! Perché questo, data l’altissima vocazione turistica, lavorativa ed imprenditoriale insieme della regione, un’intraprendenza che non ha eguali nel Mezzogiorno, e che fa addirittura concorrenza al resto d’Italia possiamo permetterci di dire? “Il fatto è che il cuore della Puglia nasconde, con pudore, molti tesori. Basta dirigersi verso l’interno. E la storia della regione – quella dei suoi genitori e progenitori, ma anche la storia del loro lavoro – riemerge. Lontano dai riti dell’estate balneare. Lontano dal mare”. E i treni? La scarsa efficienza promozionale – anzi, nulla – delle Ferrovie Sud-est, che pure sono un Orient Express stile western che fa gustare panorami meravigliosi a non finire: pochi turisti le conoscono e le sfruttano. Potrebbero essere un’altra grande risorsa, se ben compresa. Sperando che non ci pensi da sola Lecce, come si ventila, ma partecipino anche, auspicabilmente e giustamente, le altre province. Oppure la cementificazione selvaggia di alcune zone (tipica italiana peraltro), che ha tolto fascino e viaggiatori. Ma anche il fatto che spesso si nota poca voglia di collaborare fra strutture e privati, ci fanno capire che la Puglia potrebbe fare un altro salto impensabile (e molti ne ha fatti, merito dei pugliesi stessi) se ci fosse piú organizzazione, piú collegamenti, piú collaborazione, piú incentivi, meno chiusure e pregiudizi. E lo diciamo parafrasando Franco Cassano: “Lo scetticismo non è realismo o prudenza, ma solo mediocrità e paura di volare”. Ma chissà, forse è meglio che la Puglia si incentivi all’esterno meno di altri lidi. Per “protezione”… Per “pudore”… Ma all’interno occorre piú unità. Insomma, tante virtú e qualche contraddizione; eppure, dove non se ne trovano? L’autoconsapevolezza è l’unica politica che conta! In particolare in quest’Italia (e Puglia) dei campanili. Speriamo che il libro contribuisca a far amare la Puglia, e a farla meglio riconoscere, anche dai pugliesi stessi, per non arrivare a dirne come una volta è stato scritto: “Uno dei paesi peggio giudicati e peggio compresi…”. “Arrivederci Puglia. Abbi cura di te”.


Gianni Simeone

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gen
05
2007
0

<SUD EST> SU RADIO24

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nov
17
2006
7

.11.2006 – da http://www.capitanata.it/newsrecord_long.php?tar=1185

VAGABONDANDO A SUD EST

Una raccolta di emozioni scaturite dalla sorpresa
e dal fascino della Puglia

di Antonio V. Gelormini

 Da qualche mese si parla di Puglia ad un ritmo incalzante, delle vicende che la coinvolgono e degli eventi che la animano. Si parla di Puglia e dei suoi sapori sugli scaffali degli ipermercati e sulle tavole dei ristoranti più selezionati. Si parla di Puglia al cinema. Se ne parla in radio e naturalmente in televisione. Si parla di Puglia ai festival e sulle pagine rosa dell’economia. Anche l’evento letterario di fine estate ha preso via da Bari ed ha visto notti bianche, organizzate in libreria, per aspettare l’ultima fatica di Gianrico Carofiglio e il ritorno atteso dell’avvocato Guerrieri.

 
Raccogliendo l’invito del ministro Rutelli: “Visitare e conoscere meglio l’Italia, i suoi borghi e i suoi tesori”, ripartiamo dunque da qui, dalla Puglia. Una regione che, come tutte quelle che vantano buoni vini, vive un periodo ricco di fermenti e si prepara a presentare ancora un’annata favolosa, annunciata da araldi doc di tutto rispetto, quali il Primitivo, il Negroamaro e il Nero di Troia. Per una volta non prenderemo né auto, né treno, né aereo. Le vacanze sono finite da poco e la stagione degli scioperi non prefigura una situazione del tutto tranquilla.
 
L’invito, questa volta, sarà a vagabondare insieme a Marco Brando. E’ un giornalista del Corriere del Mezzogiorno, l’anima mediterranea del Corriere della Sera, ed è autore di “Sud Est” – Ed. Palomar, Bari 2006. Il libro ha conquistato attenzioni ed apprezzamenti per essere la rivelazione di un autore accattivante: ripropone il racconto del viaggio con “gli occhi nomadi” degli autentici viaggiatori, e contribuisce alla scoperta di un entroterra, meno noto ai turisti, tipico nella sua autenticità e capace di rappresentare la vera risorsa nascosta per il rilancio e l’innovazione dell’offerta turistica locale e nazionale.
 
Una raccolta di emozioni scaturite dalla sorpresa e dal fascino che la Puglia riserva a chi non intende accontentarsi dello spettacolo del mare e di quello degli immensi campi di grano. E’ la ricerca certosina di un settentrionale trapiantato in Puglia che, seguendo l’inclinazione naturale di questo territorio, tiene la rotta puntata verso Sud Est. Così Brando asseconda la dolcezza sinuosa delle sue colline e, paziente come un pescatore, ne districa la rete di paesini per regalarci suggestioni e curiosità. A testimonianza di un grande amore per questa terra e la sua gente, che lui, di famiglia genovese, assimila con affetto ai liguri, definiti: “montanari costretti a fare i marinai”.
 
Dal mistero della tenuta di Santa Tecla sul Gargano e “della villa in cui è stata ospite persino Soraya, quando era regina di Persia e moglie dello scià Reza Pahlavi”. Alla meraviglia sconosciuta ai più di Cisternino, “piccolo al punto giusto; bianco brillante sullo sfondo del cielo azzurro, tanto da far socchiudere gli occhi, quando il sole è alto; splendente nella notte. Con quel fascino da piccola casbah, sopravvissuta lassù dai tempi delle invasioni saracene”. Fino al piacere del viaggiare con calma con le Sud Est, “le romantiche ferrovie che potrebbero costituire la formula magica per uno slow tour di poche ore, per attraversare un paesaggio unico tra i trulli di Alberobello, le grotte di Castellana e i ricami gotici del Salento”. E’ un continuo dischiudersi di finestre su una realtà tanto variegata, da giustificare l’uso del plurale per presentare le Puglie.
 
Nel fissare la lente sui piccoli centri e sulle campagne pugliesi, Marco Bando con la sua inchiesta ci segnala, inoltre, che “I tre quarti degli italiani vivono in cittadine o in paesini di poche migliaia di abitanti. L’essenza dell’italianità, e in questo caso della pugliesità, quindi, si può scorgere di più vagabondando fuori dalle metropoli. Un parametro sociologico che evidenzia come oggi un ragazzo di Bari e uno di Milano, a parità di livello culturale, abbiano molto di più in comune tra loro piuttosto che con i coetanei radicati alla stessa latitudine ma in piccoli centri (ad esempio tra le Alpi, a Edolo in Lombardia o sulla Murgia a Spinazzola)”. Cosicché – sfatando due miti, l’uno settentrionale e l’altro meridionale, del Nord che immagina ancora un Sud rurale che non c’è quasi più e del Sud che pensa i settentrionali tutti “milanesi”, mentre Milano è una realtà unica e decisamente multietnica – l’autore rende evidente: che un lombardo e un pugliese “di campagna” potrebbero scoprire, per quel che riguarda la mentalità, di essere tra loro molto più simili di quanto essi lo siano, rispettivamente, con un lombardo o un pugliese “delle grandi città”. Analisi davvero intrigante, che manda all’aria i pregiudizi di qualsiasi latitudine.
Buona lettura.
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nov
09
2006
2

Libri: Rotta…a sud est

Il giornalista Marco Brando

i vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

di Luca Preziusi

Il giornalista Marco Brando

Foggia – Questa volta il viaggio di un giornalista settentrionale in Puglia non è servito a disegnare il quadro di una manigolda repubblica dei pomodori, bensì a tracciare le curve di un territorio ricco di potenziale dal quale poter mungere sviluppo, ma da dove risulta sempre più macchinoso scoprire le reali matrici di una tangibile arretratezza. Questo uno degli snodi primari del libro di Marco Brando edito dalla Palomar, prospettato oggi, durante una bizzarra e prolungata conferenza di presentazione nella biblioteca provinciale, in cui si sono succeduti interventi e dibattiti inattesi, curiosi ma interessanti, con il pubblico presente. Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, genovese di nascita, milanese e poi pugliese d’adozione, ha trascorso le ultime due stagioni estive attraversando la regione incontrando luoghi e personaggi di una Puglia sconosciuta ai più, prendendo appunti, stilando articoli ed evitando volontariamente i grandi centri. “Sud Est”, il titolo del libro che riprende la nota linea ferroviaria collante del capoluogo barese e il tacco salentino, nasce da un’inchiesta giornalistica diretta dal Corriere del Mezzogiorno, con l’aspirazione di raccontare luoghi più o meno turistici, i personaggi coloriti incrociati, i fenomeni di costume, e poi riassumere pregi e difetti di una Puglia d’estate senza trasformarsi in una guida turistica, come tiene a sottolineare il professor Licinio, docente universitario di Storia medioevale e moderatore della serata. La prima estate ha portato Brando negli oltre 800 chilometri di costa, dove ha riscontrato oltre che l’offerta turistica posseduta dalla Puglia viaggiando tra Gargano e Salento, la grande storia che circonda queste terre; l’anno successivo ha valicato da sud a nord la regione senza mai sentire il profumo del mare e districandosi tra le interiora della zona. Arricchito dalla prefazione del sociologo Franco Cassano, il viaggio intenso del giornalista è riferito nelle pagine de libro con energica profondità, con ricorrenti richiami storici, ma anche con forte carica ironica esaurita in due “fuori rotta”, dove Brando racconta di una notte passata su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta e un viaggio sulle ferrovie sud-est in cui dipinge scenari puri e incantevoli. – Mi sono divertito moltissimo durante questo viaggio, ho incontrato persone splendide e d’altri tempi che non potevo esentarmi dal descrivere nelle pagine del libro – dichiara Marco Brando, che poi prosegue – vivo in Puglia da sei anni, e ormai ne sono innamorato perché ha un fascino complesso, ed è per questo che ho deciso di chiudere il libro con un…“Arrivederci Puglia. Abbi cura di te”-.



http://www.ilgrecale.it/attualita/articolo.php?id=13137

Ps : fotina un po’ horror, lo ammetto… :-)



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nov
01
2006
0

Corriere del Mezzogiorno – BARI – sezione: 1CULTURA – data: 2006-11-01 num: – pag: 12

In treno direzione Alberobello, venti impiegati con Marco Brando autore di « Sud Est. Vagabondaggi di un settentrionale in Puglia »

I dipendenti della Svimservice imparano viaggiando

 

 

 

 

In viaggio per parlare della Puglia, di se stessi, di un libro scritto in treno, dei viaggi nella storia. E’ l’originale scaletta che un’azienda di servizi informatici di Bari, la Svimservice, ha messo su per un percorso di formazione dedicato ai suoi dipendenti, prendendo spunto da quel libro e dalle riflessioni dell’autore, a confronto con i “ saperi” di uno storico e con i ricordi dei lettori. Così ieri mattina ne ha messi una ventina su un treno delle Ferrovie del Sud Est portandoli fino ad Alberobello, insieme all’autore del libro «Sud Est. Vagabondaggi di un settentrionale in Puglia» , Marco Brando, e ad un esperto di Storia medievale, il professor Raffaele Licinio dell’Università di Bari.
La presentazione non poteva che chiamarsi «A proposito di Sud Est» e si è svolta ieri, il tempo del viaggio di andata e di quello di ritorno ( circa tre ore in tutto) da Bari ad Alberobello e viceversa. L’idea dell’amministratore delegato e direttore generale di Svimservice, Giancarlo Di Paola, era quella di creare per i suoi dipendenti un momento di riflessione sul tema del «viaggio» , nella vita e nel lavoro. «Perché dice non c’è niente di meglio che mettersi in viaggio per davvero, per capire lo spirito dello scrittore, che lo ha vissuto come tour di scoperta; o per abbandonarsi alle suggestioni che nel racconto dello storico accompagnano da secoli viaggi e migrazioni» . Il percorso formativo sicuramente fuori dall’ordinario per le aziende pugliesi non è lo per un imprenditore « illuminato » come Di Paola, che nella sua azienda qualche tempo fa ha portato per i suoi dipendenti il teatro formazione ( con finalità ricreativa e catartica) ricalcando metodi inventati, qualche decennio prima, da Andriano Olivetti, il pioniere dell’elettronica. E organizza periodica mente viaggi d’istruzione ( ma soprattutto di svago) anche in località da sogno. Metodi ormai diffusi nelle aziende del Nord Italia e di mezza Europa per aumentare la produttività dei propri dipendenti, ma assolutamente rari da queste parti.
Quanto al tema scelto per il nuovo percorso formativo, ovvero il viaggio, la relazione con il lavoro degli informatici è semplice per il professor Licinio. «Il viaggio ha spiegato ieri è un sistema binario, poiché si svolge nel tempo e nello spazio, così come è tipo binario il sistema utilizzato dai computer. Non è possibile pensare di fare un viaggio limitandosi a pensare ai luoghi, senza pensare alla storia che è passata da quei luoghi» . Il viaggio è stato l’occasione per discutere anche della Puglia, quella che emerge dal libro di Brando in bilico tra ipotesi di sviluppo e arretratezza anche quando si parla di turismo. In bilico anche tra aziende che puntano al benessere dei dipendenti e quelle, assai più numerose, che non riescono a garantire loro nemmeno un lavoro stabile.

Carmen Carbonara

ott
16
2006
0

Sul CorriereEconomia del Corriere della Sera , pag 9, 16 ottobre 2006


Un libro, un caso

a cura di Marco Ferrante

La tradizione va conservata.

Così poi la si vende meglio

Il viaggio in Puglia del non pugliese Marco Brando. Dove si dimostra che la globalizzazione è buona e i fiori ai balconi le piacciono 

 

È un diario di viaggio, scritto da un non pugliese trapiantato in Puglia, Marco Brando. Il lontano modello - scrive Marco Brando dovrebbe essere quello di «Tutti al mare» un’inchiesta di Michele Serra del 1985, in automobile da Ventimiglia a Trieste. 

Dieci tappe

Un percorso in dieci tappe, da Marina di Ginosa, in provincia di Taranto, a Marina di Chieuti, Foggia, a cui se aggiunge un secondo anche più affascinante per chi conosce la Puglia: dodici tappe di un viaggio interno da Gagliano del Capo, Salento estremo fino alla Foresta Umbra. Il viaggio di Marco Brando propone tre suggestioni distinte. La prima, quella letterale, programmatica, è quella della scoperta. Brando è un bravo scopritore: basta la scelta laterale di Giovinazzo, Cisternino e Manduria con il suo minuscolo ghetto ebraico per candidare questo libricino alla funzione di guida per viaggiatori intelligenti. La seconda suggestione è quella che suggerisce Franco Cassano nella prefazione: la Puglia, regione sospesa tra natura e sviluppo, tra arcaismi – qualcuno ce n’è ancora – e modernità. La Puglia è stata oggetto di una sperimentazione complessa. L’insediamento siderurgico a Taranto, il più grande d’Europa, la centrale Enel di Brindisi, gli insediamenti Eni nella Capitanata, furono strutture calate in un’economia allora agricola e in una formidabile natura: ne nacque la classica dialettica tra vecchio e nuovo, una transizione fatta di metalmezzadria, l’alterazione del vecchio ordine economico e sociale, la crescita disordinata delle città e dei paesi i cui centri storici furono circondati da una edilizia molto aggressiva e del tutto separata dall’antico moderato gusto artigiano e contadino. Ne nacque un nuovo ordine: benessere diffuso, microborghesia, poca campagna, i figli dei mezzadri scelsero l’Italsider. Questo nuovo mondo è durato per trent’anni. Oggi c’è un’altra transizione in atto – e qui veniamo alla terza suggestione di cui Brando fornisce precise coordinate. Le tracce del vecchio ordine, quello che resta della natura incontaminata e quello che si recupera dell’architettura della società agraria (masserie, centri storici), dopo essere state messe a repentaglio dallo sviluppo disordinato, vengono riscoperte e messe al servizio del modello turistico. La prospettiva di questa ulteriore trasformazione economica - che non vale solo per la Puglia, ma per tutto il Sud e per altre zone del Paese – pone due questioni. Lo sfruttamento massiccio del turismo è davvero una prospettiva? E che cosa costerà?

 

Incongruenze

Il libro è il resoconto di molte incongruenze e di ritardi imprenditoriali: l’ausiliario del traffico di Margherita di Savoia che chiede un euro di patteggiamento, il gestore del fonte pliniano di Manduria che tiene chiuso l’accesso alla grotta, la generale distrazione per le infrastrutture esistenti a partire dalle Ferrovie del SudEst. La seconda domanda è quella relativa ai costi della prospettiva turistica. C’è nell’economia turistica il principale paradosso della globalizzazione: porta ricchezza, determina perdita d’identità. La Puglia la sta perdendo. I gerani ai balconi nei centri storici, il prato inglese nelle masserie, le riviste di arredamento pubblicano servizi che descrivono trulli rimessi in ordine e arredati con mobili balinesi. Brando racconta, per esempio, di Otranto: prima che fosse risanata c’era un’aria che oggi non c’è più. Era contemporaneamente l’aria d’oriente e quella dei martiri del colle della Minerva, 1480, assedio di Otranto. La difficoltà di un’economia turistica moderna sta in questo: conservare il massimo possibile della vecchia aria e metterla in commercio.


Sud est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

di Marco Brando 

Prezzo: € 14,00 

176 p., brossura

Anno 06 

Editore : Palomar di Alternative

Collana : Altre storie

Link: http://sudest.splinder.com/post/8761720

 

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ago
24
2006
0

Recensione pubblicata sul Quotidiano di Lecce il 12/8/2006

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Luoghi, personaggi, fenomeni, radici di una regione in “Sud Est”, il recente volume del giornalista Marco Brando edito da Palomar

(link scheda: http://sudest.splinder.com/post/8761720 )

 


Viaggio nella Puglia autentica

di Lino De Matteis

Un libro che si legge volentieri sotto l’ombrellone, ma anche davanti al camino, un compagno di viaggio ideale per conoscere la Puglia, vista da un “forestiero-stanziale”, come si autodefinisce l’autore, il giornalista genovese Marco Brando, da cinque anni professionalmente impegnato in questa regione. Cosa sia “Sud Est”, il suo recente lavoro edito dalla casa editrice barese Palomar, lo spiega benissimo il sottotitolo: “Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”. Ma è anche un libro scritto sul filo sottiledi un’emozione intima e familiare, un desiderio di scoperta delle origini, come si coglie nella dedica: “A mio padre Pietro, classe 1921, nato in Liguria da genitori meridionali: aveva 75 anni quando vide il Sud per la prima volta”.

Giornalista curioso, dotato di spirito critico e di una buona dose di verve ironica, Brando va alla ricerca di una “Puglia vera”, un po’ discosta dai tradizionali e consueti circuiti, fin troppo battuti da depliant pubblicitari e campagne promozionali. Descrive luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia e dei pugliesi. Sceglie di non passare dalle grandi città, ma di puntare sulla “Puglia minore”, quella meno conosciuta e forse più autentica. Due gli itinerari di questo suo tour cognitivo: uno lungo gli 800 chilometri di costa, l’altro “dentro” la Puglia, attraversata a  zig-zag dal Capo di Leuca fino al Gargano senza mai toccare il mare, vivendo la campagna, le masserie, i piccoli centri abitati. Ma non mancano un paio di “fuori rotta”: una intera nottata di luna e di mare passata su un peschereccio, in compagnia dei pescatori di Molfetta, e un viaggio sui percorsi tradizionali e incantevoli delle mitiche “Ferrovie Sud-Est”, i cui binari si snodano tra campi d’ulivo, “tratturi” e muretti a secco.

 

La scrittura è piacevole, da cronista-letterato. «Se non fossi certo d’essere in Puglia, sulla punta estrema del Salento, potrei anche sospettare d’essere nell’antica Gallia: quella fumettistica in cui “vissero” Asterix e Obelix, i guerrieri creati nel 1959 da Goscinny e Uderzo. Perchè anche qui, sebbene pochi ci facciano caso, ci sono molti antichi menhir…»; oppure: «Tra reti stese ad asciugare e le ultime bancarelle dei pescatori davanti alle barche, un’apparizione: una signora con un ombrellino giallo, inseguita da un plotone di giapponesi, diretti a ranghi serrati verso la cattedrale. Un avvistamento raro, da fanatici del tourist watching…». Colpi di pennello, una narrazione in punta di penna attraverso cui Brando imprime scene e descrive situazioni che danno il senso di questa Puglia sempre in bilico tra passato e presente. Una scrittura che ti prende per mano e ti accompagna tra i vicoli della storia, antica e recente, di questa regione. Con grande acume, Brando riesce a cogliere i segni visibili delle due “anime” della Puglia: da una parte la “California del Sud”, la “Silicon Valley del Mediterraneo”, dall’altra la Puglia senza infrastrutture, la Puglia degli abusi edilizi, di Punta Perotti, della Sacra corona unita, dell’ecomafia, delle lentezze burocratiche, dei bizantinismi, degli individualismi che tarpano le ali alle migliori buone intenzioni.

“Sud Est” nasce da un’inchiesta giornalistica condotta, nel corso delle estati 2004 e 2005, sulle pagine del “Corriere del Mezzogiorno”, il dorso di cronaca pugliese distribuito con il “Corriere della Sera”. Ospite rispettoso di una regione della quale è capace di vedere le straordinarie bellezze, senza per questo chiudere gli occhi sulle sue brutture e non rare contraddizioni. Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te». E a Brando non possiamo che augurare di farci un altro regalo come questo.

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lug
31
2006
1

L’INTERVISTA USCITA SULLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DEL 31/07/2006

Puglia, ti rivedo

con gli occhi di uno straniero

( scheda, appuntamenti e recensioni: clicca qui )

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Quando è un altro a raccontare la tua terra, ti accorgi che è diversa da come la vedi. Così come siamo diversi dall’immagine che di noi rimanda uno specchio. E la prima reazione è di sorpresa, di incredulità. La seconda, di ringraziamento per il giornalista che, sulla scia dei grandi viaggiatori che varcarono «le Puglie», ti aiuta a guardare con distacco la «tua» regione, fondendo nel suo itinerario la curiosità professionale e l’humus di una genìa materna-paterna in cui si mescolò sangue del Lombardo-Veneto con quello della Liguria, dell’Emilia-Romagna e della Campania. Da queste radici multiregionali la rotta a Sud Est di Marco Brando, inchiesta diventata libro per Palomar, trae l’apertura di uno sguardo ora di critica ora di consenso, comunque partecipe.

Franco Cassano sostiene che, se rinunzieranno a osare, i pugliesi resteranno «eterni incompiuti», oscillanti «tra grandi racconti ed epiloghi di terz’ordine»? È questa l’idea che anche lei si è fatto della Puglia?

«È l’idea che mi sono fatto del Paese. E la Puglia ne fa parte a pieno titolo, nel bene e nel male. Certo, nel Sud il rischio che l’oscillazione possa coincidere anche con la stasi esiste di più, per il ruolo cucito sul Sud dalle politiche nazionali, e per i problemi che il Sud davvero ha in più rispetto ad altre zone dell’Italia. Sul Mezzogiorno – lo dico da nipote di nonni paterni napoletani – pesa il ritardo di una classe dirigente che spesso ha mostrato, ancor meno che altrove, salvo eccezioni, l’elasticità necessaria per abbandonare l’oscillazione di cui parla Cassano. È però doveroso sottolineare che la Puglia, nel Sud, è all’avanguardia».

Alla sua conoscenza della Puglia che cosa hanno aggiunto i suoi viaggi?

«Le zone costiere "vendibili", dal punto di vista delle infrastrutture, a turisti settentrionali o stranieri, sono assai limitate rispetto ai 900 chilometri di litorale: un piccolo tratto nella zona di Castellaneta Marina, poi da Porto Cesareo a Torre dell’Orso (in sostanza da Gallipoli e Otranto), un piccolo tratto intorno a Monopoli, il Gargano da Mattinata a Rodi. Per il resto, a parte le zone industriali, ci sono località turistiche su misura per pugliesi o lucani (locali o di ritorno come emigrati): ma il livello qualitativo dell’ambiente e delle infrastrutture non può sedurre chi non ha radici da queste parti».

E per la Puglia interna?

«Forse per me è più affascinate di quella costiera, per le ricchezze paesaggistiche e artistiche, e per le storie che l’interno cela. Ricchezze di cui gli stessi pugliesi sono poco consapevoli. D’altra parte le sole aree interne frequentate dal turismo non stanziale sono Valle d’Itria e Castel del Monte».

Sono così diversi i pugliesi di terra da quelli di mare o, come in alcuni piatti, ritroviamo la tenacia delle radici della terra e l’audacia dello spirare di un vento?

«Io ho nonni liguri, veneti e campani. Ma mi sento intimamente legato alla Liguria. Ebbene, dei "genovesi", come erano chiamati i liguri ai tempi della Repubblica marinara, si racconta che sono montanari costretti a fare i marinai. Da questo punto di vista, i pugliesi mi sembrano simili. D’altra parte Tommaso Fiore, scrittore e politico azionista pugliese, già oltre 80 anni fa non faceva distinzioni tra pugliesi di mare e di terra e parlava di quello pugliese come di un "popolo di formiche", capace di imprese straordinarie, tali da far tremare un "popolo di giganti". La lettura dei libri di Fiore mi ha aiutato a osservare la Puglia di oggi».

 La voluta esclusione dei capoluoghi non riduce l’esemplarità dei percorsi? La Puglia rimane, come dice lo storico Giuseppe Poli, regione di "città contadine".

«Raccontare le grandi città avrebbe richiesto grande spazio. La scelta è stata dettata, durante l’inchiesta, anche dall’esigenza di non dilatare il racconto. Però c’è un’altra ragione: le città pugliesi sono simili, come stile di vita, alle altre analoghe grandi città italiane. A me interessano la Puglia e l’Italia dei piccoli centri e delle campagne: i tre quarti degli italiani vivono in cittadine o in paesini di poche migliaia di abitanti. L’essenza dell’italianità, e della pugliesità, si può scorgere di più vagabondando fuori dalle metropoli».

Se potessimo generalizzare, che cosa non sopporta di questa regione?

«Beh, questa è un provocazione? Diciamo che al familismo pugliese, e meridionale, sono un po’ allergico. Però ho un alibi: pare che i liguri siano insopportabili e scorbutici». 

E la qualità eccelsa dei pugliesi?

«Non lo dico per piaggeria, giuro: il senso dell’ospitalità».

Al di là di pregi e difetti, il tratto che le piace di più?

«Posso sbilanciarmi: le donne pugliesi, che sono molto belle. E il romanico delle vostre chiese».

 Il primo dei suoi viaggi si conclude con un "Puglia abbi cura di te". Come se questa terra fosse l’eterna, distratta amante dei forestieri che appare a molti?

«E un augurio che non negherei alle altre regioni italiane, né al Paese. Né alla nostra Europa. Noi dovremmo prima di tutto sentirci consapevoli d’essere europei, poi italiani, poi pugliesi o liguri. È il modo migliore per cercare di evitare che Italia, ed Europa, restino la "nave sanza nocchiere in gran tempesta" di dantesca memoria. Dobbiamo essere meno autolesionisti; e volerci più bene».

Written by sudest in: Senza Categoria, recensioni |
lug
23
2006
0

SUD EST 
 Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia
——-

 

Cari amici vicini e lontani,

 è arrivato nelle librerie italiche (oppure bisognerà, eventualmente, ordinarlo) il mio libro <SUD. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia>, edito da Palomar, con prefazione del sociologo Franco Cassano.
 
Qui sotto ci sono la scheda e la prefazione.
 
Il libro si può acquistare anche attraverso il sito della casa editrice Palomar  o nelle librerie on line (vedi i link sotto).
 
 
EDIZIONI PAL˜MAR
di Alternative srl
 
 
COLLANA:     altreStorie                                
 
TITOLO:         SUD EST – Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia
 
con prefazione di Franco Cassano
 
AUTORE:       Marco Brando
 
PREZZO:        € 14,00
 
PAGG.:           6
 
ISBN:              88-7600-169-7
 
 
 
IL LIBRO:  SUD EST nasce da un’inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005.
Lo scopo è quello di descrivere e raccontare – con spirito critico e una buona dose di ironia – luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.
Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo «dentro» la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.
Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».
 
L’AUTORE: Marco Brando è nato a Genova Sampierdarena nel febbraio del 1958 e ha un albero genealogico piuttosto variegato.
Dal 1982 ha cominciato a scrivere per «L’Unità» come corrispondente da Pavia; per poi lavorare nella redazione di Milano del quotidiano, prima come redattore e poi come inviato, fino al 1998 (con un biennio di parentesi a Roma), dedicandosi soprattutto alla cronaca giudiziaria e in particolare all’inchiesta «Mani pulite».
Dopo un’esperienza nelle vesti di autore del programma «Film Dossier – Linea d’ombra» a Mediaset e dopo un anno e mezzo di lavoro per «Tv Sorrisi e Canzoni», dal novembre 2000 fa il giornalista a Bari nella redazione del «Corriere del Mezzogiorno» dove, tra l’altro, risponde ai lettori nella pagina «Lettere – La voce del cittadino».
 
 
 
Via Nicolai, 47 – 70122 Bari
Tel.: 080/5227262 – Fax 080/5227250
P.I. 05372730720
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PREFAZIONE
di Franco Cassano
L’eterna incompiuta
Ormai da decenni la Puglia è sospesa nel limbo. Di essa nel mondo e in Italia si alternano due immagini, quella ottimistica e speranzosa della «California del sud» e quella opposta, di una Puglia risucchiata dalle sue deficienze e patologie. E questa continua oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua differenza rispetto al Mezzogiorno, ma è costretta, dopo qualche ebbrezza, ad accorgersi che le sue ali sono fragili o bruciate; e sente ritornare il peso di vecchi incubi, la disoccupazione, l’esodo dei giovani più capaci, il peso crescente della malavita, eccetera.
Questo continuo stop and go sembra un destino invalicabile, un limbo nel quale la Puglia è condannata a rimanere per sempre, rifluendo nel ruolo di eterna incompiuta: da un lato essa è troppo diversa dallo stereotipo dominante di un Sud fermo e addormentato, dall’altro il suo dinamismo è pieno di false partenze, e ogni volta dopo uno scatto bruciante, arriva l’affanno.
Quest’alternanza continua non è solo una successione nel tempo di euforie e delusioni, ma, come testimonia il libro di viaggio di Marco Brando, è una dissonanza che si incontra anche nello spazio, perché capita di ritrovare entrambe le facce a pochi metri o chilometri di distanza l’una dall’altra. Il cemento bracca continuamente la bellezza, e non appena la decenza e la legge guardano altrove (e capita troppo spesso), la degrada e la deturpa: le cabine sulla spiaggia diventano case, avviando quella spirale dei condoni
che ha saldato piccoli e grandi interessi, società «incivile» e politica in un blocco sociale tanto vorace quanto resistente. Ma accanto all’affollamento distruttivo esistono ancora «bellezze da sogno ignorate»; oppure capita di scoprire che la tutela del Gargano, la sua sottrazione alla ferocia cementizia, la si deve non solo a un ente preposto alla tutela dell’ambiente, ma moltissimo all’Eni, che a prima vista sembrerebbe il suo peggior nemico. E il libro è pieno di scoperte come queste, di accostamenti sorprendenti.
Brando viene dal Nord ed è arrivato in Puglia per ragioni di lavoro. Questo viaggio nasce dal desiderio di conoscere un territorio sconosciuto, di guardare da vicino i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla sulle colonne del giornale. I suoi resoconti ripropongono, nelle descrizioni e negli stati d’animo del viaggiatore, questa alternanza continua tra le promesse e le delusioni, la scoperta della ricchezza insospettata delle storie, della bellezza dei luoghi, dell’intraprendenza delle persone e la delusione per le diserzioni dello spirito pubblico, per un assalto alle coste e al mare, che diventa l’inquietante metafora del rapporto con il bene pubblico e dell’assalto particolaristico alle istituzioni.
Nel libro, che volutamente trascura le grandi città per attraversare la Puglia minore, questo alternarsi di emozioni e di scoperte non fa che accentuare la rabbia. Non si è di fronte a una stasi che uccide lo spirito, recidendo la speranza, ma neanche a un dinamismo stabile, che permette di distogliere lo sguardo, sicuri che poi tutto continui a funzionare per il meglio. La Puglia che Brando attraversa, in questi anni diventata nota nel mondo, è la Puglia del Salento, della Valle d’Itria, del Gargano oppure è la Puglia più riposta della Murgia e dell’Appennino. Ma anche in questa nuova immagine, che, tramite i nuovi strumenti di comunicazione, rende noti nel mondo i nostri luoghi e attira i turisti, torna a riproporsi, come una condanna, l’oscillazione. La riscoperta dei luoghi, del territorio e della tradizione è un nuovo punto di partenza oppure una ritirata, la ricerca di un piccolo lucro alle spalle di un mondo che ci sorpassa e ci sfugge? È l’inizio di un nuovo equilibrio tra modernità e tradizione oppure è un chiudersi nel piccolo cabotaggio, nello sfruttamento feroce del territorio, una vendita all’incanto senza pudore e misura?
Ovviamente Brando non si propone di rispondere a questa domanda, e il suo libro, molto saggiamente, si fa prendere dal ritmo della scoperta, della meraviglia, della cronaca, delle osservazioni di chi è solo di passaggio, e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti che nelle critiche. Ma sembra anch’esso alla fine suggerire una morale ai pugliesi: possedete una terra bella e varia, ricca di caratteri e di lingue, di chiese e di mari diversi, in una posizione di collegamento che si respira anche soltanto ripercorrendone la storia. Non fatevela sfuggire dalle mani, sfruttatela, ma con saggezza e gentilezza, non ripiegate sul piccolo cabotaggio, che vi fa rimanere sotto costa, osate un po’ di più. Lo scetticismo non è realismo o prudenza, ma solo mediocrità e paura di volare. Se rinunzierete a rischiare, rimarrete sempre a metà strada, eterni incompiuti, che continuano a oscillare tra grandi racconti ed epiloghi di terz’ordine.


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 tutti i siti internet di varia natura
 in cui si parla del mio libro:
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LE RECENSIONI
SU "METRO"
(di ANTONELLA FIORI)
CHE CI FA un settentrionale in Puglia? Di solito il turista estivo che poi rientra nelle nebbie,
spesso padane, dopo poche settimane. Diverso il caso di Marco Brando, genovese di nascita
e milanese d’adozione, emigrato a Bari da qualche anno (lavora a “Il Corriere del Mezzogiorno”), che ha raccolto in questo libro i suoi vagabondaggi estivi in terra pugliese seguendo gli 800 chilometri di costa e la regione da nord a sud. Risultato: né una guida né un saggio, piuttosto un racconto incredibilmente ricco di fenomeni di costume e di personaggi: di ieri e di oggi. Scoperti con curiosità da viaggiatore, osservati con l’attenzione del cronista.
 
Marco Brando, “Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”,
Palomar, p. 173, 14 euro


SUL "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO"
(di Maddalena Tulanti. caporedattore)

La Puglia
del mare
e dell’interno

Marco Brando di sicuro è settentrionale, quasi certamente è anche «vagabondo». Perché è vero che una delle caratteristiche di un giornalista, è quella di «andare», (e i «vecchi» dicevano che scrive con le «scarpe» e non con la penna) può senz’altro essere apparentata a una sorta di «vagabondaggio». Ma Marco Brando, che nel giro di due estati ha «vagabondato » per la Puglia e l’ha raccontata ai lettori delCorriere del Mezzogiorno, vi ha aggiunto un condimento in più, il particolare punto di vista di un «settentrionale ». Quando decidemmo di raccontare la Puglia estiva due anni fa ovviamente partimmo dalle coste: più note, brillanti, vivaci, affollate. Il compito sembrava facilissimo visto che il Salento o il Gargano non sono certo luoghi complicati da descrivere; e tuttavia proprio per questo il rischio di scrivere banalità era molto alto. L’antidoto non poteva che essere l’«estranietà» di chi guardava e raccontava. Un «settentrionale» appunto. Brando non ha mai lusingato chi ha incontrato lisciandolo magari per il verso dela cartolina o del folclorico. Le bellezze sono rimaste bellezze, i problemi, problemi. Il cronista ha avuto il sopravvento quasi sempre sul «pittore». Ecco allora il viaggio sul trenino della ferrovia sud-est che è un vero e proprio piano di lavoro per un amministratore che volesse utilizzare quel piccolo gioiello turistico noto solo per i ritardi e i disagi che provoca ai pendolari. Il «settentrionale» ha trovato anche delle storie. Anzi delle «altrestorie», come Palomar ha voluto battezzare la collana. Ma meglio cercarle nel libro, ne vale la pena.


MARTEDÌ, 04 LUGLIO 2006
Pagina XII – La Repubblica – edizione di Barii
Un vagabondo in terra di Puglia
La Puglia minore bella e contraddittoria. La Puglia del mare e dei paesi dell’entroterra, quella delle grandi vicende della storia e quella del degrado ambientale. Sud Est vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia (Palomar editore) è il racconto di una regione del sud guardata dagli occhi di un settentrionale. Con le sue incongruenze la Puglia si offre piacevole e meravigliosa, inconsapevole e disattenta agli occhi di Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno . Genovese trapiantato a Bari per lavoro, Brando descrive con spirito critico e una buona dose di ironia luoghi più o meno turistici, personaggi del passato e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti di una terra e dei pugliesi. Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo "dentro" la Puglia, attraversata da Sud a Nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta e un viaggio attraverso gli scenari incantevoli delle Ferrovie Sud-Est. Il libro ha il ritmo «saggio della scoperta e della meraviglia dice il sociologo Franco Cassano nella prefazione della cronaca (il volume nasce da due inchieste estive del 2004 e del 2005), delle osservazioni di chi è solo di passaggio e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti che nelle critiche». La fine del viaggio non è un addio ma solo una arrivederci a tratti malinconico a una Puglia a cui si chiede di «prendersi cura di se stessa». Perché dal racconto di Brando emerge «la Puglia sospesa nel limbo continua Cassano quella ottimistica e speranzosa della California del sud e quella risucchiata dalle sue deficienze e patologie. E questa continua oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua differenza rispetto al Mezzogiorno, ma che è costretta, dopo qualche ebrezza ad accorgersi che le sue ali sono fragili o bruciate».
(micaela abbinante)

Recensione Sud Est
 
Cerchiamo tutti un Altrove, Marco Brando (giornalista con radici liguro-lombarde sceso in Puglia nel 2000) l’ha trovato salendo sul trenino delle Ferrovie Sud Est, uno “slow tour”(velocità di crociera 50 km/h) per l’Apulia meno conosciuta ma non meno ricca di sorprese. Un moderno flaneur che ora pubblica con l’editrice Palomar il suo diario di bordo: “Sud Est-Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”. Anche noi lettori possiamo far nostra la filosofia che ha ispirato il libro e vagabondare per le centosettanta  pagine nelle quali l’autore ha racchiuso brevi ritratti dei luoghi visitati tratteggiati con uno stile vivace e piacevolmente fresco. Certo Marco Brando sarà d’accordo con Goethe:“Pensare è più interessante di conoscere, ma non così interessante come guardare”, infatti è il suo sguardo curioso il protagonista di questo libro, che può diventare bussola per chi desideri mettersi in viaggio alla ricerca di posti defilati, lontani dalla pazza folla. E’ un itinerario storico-culturale interessante perchè ricco d’informazioni colte anche on-the-road. Queste caratteristiche ne fanno quasi un libro da cruscotto, da consultare strada facendo. I viaggi in realtà sono due:il primo, seguendo il perimetro della regione, quasi 900 km di costa lambiti dal mare, il secondo, “passeggiando” nell’entroterra, la spina dorsale del Tacco d’Italia. L’ultimo tratto, dal capoluogo pugliese alla punta estrema del Salento, a bordo delle Fse. I treni delle Sud Est potrebbero diventare una risorsa per il turismo, mentre invece esistono ma non se ne conosce l’esistenza, un paradosso tutto pugliese. E’ come se – dice l’autore -“nella laguna veneta si <<nascondesse>> ai villeggianti che ci sono i vaporetti”, incredibile! “La formula magica per sedurre i turisti” potrebbe essere proprio la lentezza, quello che è un vizio per chi abitualmente se ne serve, i pendolari, sarebbe una virtù per il turista che godrebbe di scenari inconsueti e fascinosi, immerso in un tempo-lungo. E’ così che si valorizzano le risorse, altrimenti come può la Puglia, “terra del rimorso” di Demartiniana memoria, riscattarsi? E se non li scopriamo noi pugliesi  i punti di forza della nostra regione, se non diamo loro visibilità, chi lo farà? “Viene da chiedersi cosa potrebbero diventare queste romantiche ferrovie se i turisti sapessero della loro esistenza…”, così s’interroga l’autore. Sembra quasi che una forma di pudore atavico ci porti a mantenere nell’ombra le ricchezze che abbiamo, quel laborioso “popolo di formiche” ha creato bellezza che è un peccato non condividere. In un mondo di tante immagini allettanti costruite spesso sul nulla, dov’è quella della Puglia alla quale basterebbe solo mettere in luce quello che ha per farsi notare? Con “Sud Est” Marco Brando riesce ad illuminare angoli inesplorati, grazie alle sue parole aggiungiamo un piccolo tassello al grande mosaico delle Puglie.
 
Margherita De Napoli

"Sud Est", a zonzo per la Puglia
Metti un genovese innamorato di una regione in bilico. Metti un’inchiesta giornalistica condotta per due estati sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno» (dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera»). Nasce così "Sud Est" di Marco Brando, un libro che chiunque voglia conoscere la Puglia dovrebbe leggere. Con una buona dose di ironia Brando percorre, con gli occhi del viaggiatore e lo spirito critico del giornalista, luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi. Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo dentro la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il volume due fuori rotta: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta e un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est. Un percorso intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».
 
(su City nazionale del 05-07-2006)

Puglia on the road
(su Quaderni radicali del 19-07-2006)
Da secoli la Puglia è soggetta a continue definizioni ed analisi; Marco Brando, invece, nel suo viaggio non cede a tentazioni sociologiche e si fa trascinare da un misto di istinto e saggezza in una scoperta di luoghi a volte snobbati a volte ignorati.

Passa tra ombrelloni e ferrovie, monumenti ed estrosi personaggi, mari e pastori, questo viaggio che scova il meglio e il peggio della regione con ironia, spirito d’osservazione e tanta curiosità.  L’autore, giornalista del “Corriere del Mezzogiorno”, ha prima percorso 800 chilomentri di costa (dal Salento ai confini col Molise) per poi dedicarsi ad un viaggio a zig-zag dall’interno attraverso paesi e frazioni, senza mai sfiorare né il mare né le grandi città.  Nessun cedimento alle analisi sociologiche, dicevamo, e nessun pregiudizio da parte di Brando. Di certo, però, un forte spirito critico e di osservazione che ne tradisce il passato-presente di cronista.

Una sola è la premessa dell’autore, confessata (che impertinenza!) anche nel sottotitolo del libro: Brando è settentrionale.  Ossia non è pugliese; e con questa apparente ovvietà l’autore evita il rischio di apparire “propagandista” o “disfattista” a seconda dei casi. In altre parole, con la scusa di essere “forestiero” si becca la lussuosa licenza di dire ciò che pensa senza doversi confrontare con la retorica della provincia.

Le sue vengono presentate come impressioni, anche se sono ritratti nitidi di un mondo che Brando stesso conosce in profondità e di cui è rispettoso estimatore.
Il libro spazia dai riferimenti storici a quelli artistici, dalle note sulla gastronomia alle segnalazioni delle architetture nascoste.

E così se ci si trova a Calimera, a sud di Lecce, si scopre la vitale comunità di lingua ellenofona, a Sammichele di Bari, una rude storia di una comunità serba del ‘600 prima ospitata, poi scacciata. Si passa per Altamura, Orsara di Puglia, Vieste. In una notte con alcuni pescatori di Molfetta si vive il bello e il tragico della vita di mare, in un viaggio con le Ferrovie del sud est si assaporano paesaggi selvaggi.

L’autore non risparmia critiche a quei limiti e quelle contradizioni che putroppo abbondano in Puglia. La precarietà del’agricoltura, l’isolamento delle zone interne, il turismo gestito a volte poco e male.

E poi una continua ricerca degli uomini e delle loro storie; forse la migliore riflessione su ogni luogo. E con gli uomini gli interrogativi sul loro futuro. Senza risposta, ma con tanti spunti perché ognuno possa provare a dare la sua.

Severino Di Marco

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