Recensione pubblicata sul Quotidiano di Lecce il 12/8/2006
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Luoghi, personaggi, fenomeni, radici di una regione in “Sud Est”, il recente volume del giornalista Marco Brando edito da Palomar
(link scheda: http://sudest.splinder.com/post/8761720 )
Viaggio nella Puglia autentica
di Lino De Matteis
Un libro che si legge volentieri sotto l’ombrellone, ma anche davanti al camino, un compagno di viaggio ideale per conoscere la Puglia, vista da un “forestiero-stanziale”, come si autodefinisce l’autore, il giornalista genovese Marco Brando, da cinque anni professionalmente impegnato in questa regione. Cosa sia “Sud Est”, il suo recente lavoro edito dalla casa editrice barese Palomar, lo spiega benissimo il sottotitolo: “Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia”. Ma è anche un libro scritto sul filo sottiledi un’emozione intima e familiare, un desiderio di scoperta delle origini, come si coglie nella dedica: “A mio padre Pietro, classe 1921, nato in Liguria da genitori meridionali: aveva 75 anni quando vide il Sud per la prima volta”.
Giornalista curioso, dotato di spirito critico e di una buona dose di verve ironica, Brando va alla ricerca di una “Puglia vera”, un po’ discosta dai tradizionali e consueti circuiti, fin troppo battuti da depliant pubblicitari e campagne promozionali. Descrive luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia e dei pugliesi. Sceglie di non passare dalle grandi città, ma di puntare sulla “Puglia minore”, quella meno conosciuta e forse più autentica. Due gli itinerari di questo suo tour cognitivo: uno lungo gli 800 chilometri di costa, l’altro “dentro” la Puglia, attraversata a zig-zag dal Capo di Leuca fino al Gargano senza mai toccare il mare, vivendo la campagna, le masserie, i piccoli centri abitati. Ma non mancano un paio di “fuori rotta”: una intera nottata di luna e di mare passata su un peschereccio, in compagnia dei pescatori di Molfetta, e un viaggio sui percorsi tradizionali e incantevoli delle mitiche “Ferrovie Sud-Est”, i cui binari si snodano tra campi d’ulivo, “tratturi” e muretti a secco.
La scrittura è piacevole, da cronista-letterato. «Se non fossi certo d’essere in Puglia, sulla punta estrema del Salento, potrei anche sospettare d’essere nell’antica Gallia: quella fumettistica in cui “vissero” Asterix e Obelix, i guerrieri creati nel 1959 da Goscinny e Uderzo. Perchè anche qui, sebbene pochi ci facciano caso, ci sono molti antichi menhir…»; oppure: «Tra reti stese ad asciugare e le ultime bancarelle dei pescatori davanti alle barche, un’apparizione: una signora con un ombrellino giallo, inseguita da un plotone di giapponesi, diretti a ranghi serrati verso la cattedrale. Un avvistamento raro, da fanatici del tourist watching…». Colpi di pennello, una narrazione in punta di penna attraverso cui Brando imprime scene e descrive situazioni che danno il senso di questa Puglia sempre in bilico tra passato e presente. Una scrittura che ti prende per mano e ti accompagna tra i vicoli della storia, antica e recente, di questa regione. Con grande acume, Brando riesce a cogliere i segni visibili delle due “anime” della Puglia: da una parte la “California del Sud”, la “Silicon Valley del Mediterraneo”, dall’altra la Puglia senza infrastrutture, la Puglia degli abusi edilizi, di Punta Perotti, della Sacra corona unita, dell’ecomafia, delle lentezze burocratiche, dei bizantinismi, degli individualismi che tarpano le ali alle migliori buone intenzioni.
“Sud Est” nasce da un’inchiesta giornalistica condotta, nel corso delle estati 2004 e 2005, sulle pagine del “Corriere del Mezzogiorno”, il dorso di cronaca pugliese distribuito con il “Corriere della Sera”. Ospite rispettoso di una regione della quale è capace di vedere le straordinarie bellezze, senza per questo chiudere gli occhi sulle sue brutture e non rare contraddizioni. Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te». E a Brando non possiamo che augurare di farci un altro regalo come questo.